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MAESTA’ DI SIMONE MARTINI. SALA DEL MAPPONDO, PALAZZO PUBBLICO – SIENA

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Hotel Siena Borgo Grondaie ha parlato, in alcuni post precedenti, delle bellezze di Palazzo Pubblico come per esempio del ciclo d’affreschi, nella Sala della Pace, raffiguranti “ le allegorie e gli effetti del buono e del cattivo governo” di Ambrogio Lorenzetti. All’interno di Palazzo Pubblico c’è un’altra stupenda Sala, dove si riuniva il Gran Consiglio Dei Nove, detta Sala del Mappamondo.

La stanza deve il suo nome ad un’opera oggi purtroppo perduta. Si tratta di un disco rotante fatto in legno e pergamena sul quale Ambrogio Lorenzetti dipinse una mappa rappresentante tutti i possedimenti di Siena. Di esso rimangono solo i segni sul muro che il suo andamento girevole produceva e, sotto i segni, i resti di un affresco, attribuito a Duccio di Buoninsegna, raffigurante “ la presa del castello di Giuncarico”.

 

L’opera che, in questa Sala, rappresenta maggiormente il pensiero politico del Governo dei Nove, è sicuramente la “Maestà” che Simone Martini completò e firmò nel 1315(e restaurò più tardi, nel 1321). L’affresco rappresenta uno dei capolavori più eccelsi di tutta la pittura gotica senese.

Sotto un baldacchino sorretto da otto apostoli, siede in trono la Madonna con il Bambino circondata da angeli, santi e altri apostoli. La larga fascia che incornicia la composizione prevede ben 20 medaglioni con figure di Cristo, profeti ed evangelisti. Nella Corte Celeste che circonda la Vergine, possiamo osservare, accanto agli angeli che Le porgono coppe colme di fiori, le figure dei quattro Santi protettori di Siena e cioè S. Ansano e S. Crescenzio ( inginocchiati in basso a sinistra) e S. Vittore e S. Savino (genuflessi in basso a destra).

Simone Martini riesce, nel suo capolavoro, a scostarsi da quella rigidità di osservanza bizantina che si ritrova, ad esempio, nella Maestà di Duccio. E’ possibile notare questo cambiamento nella naturalezza del viso della Madonna e del suo aspetto di mater più umana ed anche nel movimento del baldacchino e delle vesti, nel quasi ondeggiare delle figure e nel brillare d’oro zecchino del trono e delle aureole.

 

Con la raffigurazione di “Nostra Signora” nell’aula dove i rappresentanti del popolo avrebbero deciso le sorti della Repubblica, i governanti si ponevano molteplici obiettivi. Prima di tutto omaggiare la Vergine, eletta a Sovrana della Città. La scelta dell’affresco, poi, dimostrava la volontà di creare qualcosa di duraturo che avrebbe esteso il suo messaggio alle generazioni future.

Il messaggio più esplicito è rivolto, inoltre, proprio ai governanti; si legge, infatti, in un’iscrizione posta lungo la base della grande scena, un ammonimento della Vergine. La Madonna pone cioè delle condizioni per continuare ad esercitare la Sua protezione sui governanti perché qualora questi si dimostrino “ molesti a deboli gravando loro con vergogna o danni”, non accetterà più le loro preghiere e modificherà la sua disposizione misericordiosa.

Da qui inizia ad esplicitarsi il concetto della superiorità del bene comune rispetto a quell’individuale; concetto che poi troverà la sua consacrazione nel ciclo d’affreschi, del quale abbiamo già ampiamente parlato, appartenenti ad Ambrogio Lorenzetti e dedicati al Buono e al Cattivo Governo.

 

Fonti: “ Tutta Siena contrada per contrada” di Pietro Torriti / “Storia di Siena” a cura di Barzanti, Catoni, De Gregorio

 

Posted by: www.hotelsienaborgogrondaie.com

Ultimo aggiornamento (Lunedì 18 Febbraio 2013 07:32)